fonte: Il Gazzettino di Vicenza - 09.03.06
"Dobbiamo essere il cambiamento che desideriamo vedere realizzato nel mondo".
È questo lo slogan coniato dalla Uil ed al centro del proprio impegno per celebrare l’otto marzo. «Il lavoro è sempre più precario - ha spiegato ieri mattina nella chiesa di Sant’Ambrogio, dove è stata allestita una mostra di pittura e scultura al femminile, Grazia Chisin - e le donne viaggiano ancor più faticosamente. Non possiamo dimenticare le 129 donne del settore tessile che a New York hanno dato il via alla battaglia dei diritti femminili, per ottenere riconoscimento e tutele nel lavoro».
Al crescere di problemi legati alle pari opportunità, alle molestie sul luogo di lavoro, al mobbing, alle discriminazioni e al non rispetto delle leggi a tutela delle lavoratrici madri, la Uil ha scelto di rispondere attivando un Centro di ascolto. «Questi fenomeni - ha aggiunto Grazia Chisin - non solo sono in aumento, ma a volte riguardano, oltre alle donne, anche gli uomini.
Lo sportello è attivo su appuntamento a Vicenza in via Quasimodo n. 47 (tel. 0444.562477) il giovedì dalle ore 18 alle 20 e il venerdì dalle 15.30 alle 17.30 e conta la presenza di due psicologhe, che affiancano il lavoro dei sindacalisti e degli avvocati dell’ufficio vertenze».
Le due psicologhe Florina Busa e Alessia Rizzo evidenziano l’immagine di una donna sempre più in difficoltà a gestire i tempi famiglia-lavoro e, spesso, presa di mira dal datore di lavoro, che non ci pensa due volte a comprendere le esigenze della lavoratrice diventata madre e mette in atto pressioni di ogni genere: dal cambio di mansioni o ufficio alla richiesta di orari incompatibili con la vita in famiglia. «Il mondo femminile deve trovare una propria dimensione - hanno sottolineato le psicologhe della Uil - senza voler copiare gli atteggiamenti maschili. Più le donne assumono comportamenti di contrasto più si acuiscono i rapporti e le difficoltà aumentano. Decisamente più opportuno è attuare atteggiamenti collaborativi, che portano ad imparare a conoscere ed a prevenire l’insorgere di conflitti». Decisamente diversa l’opinione dell’on. Lalla Trupia, presente all’incontro: «le donne non devono tornare indietro. E per farsi rispettare, a volte, devono anche tirar fuori le unghie. Talvolta il conflitto porta a riflettere e rende possibile l’individuazione di una soluzione. L’eccessiva accondiscendenza non porta da nessuna parte».
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